martedì 31 luglio 2012

I Predatori dell'Abisso: alcuni personaggi

 Questo post illustrerà brevemente alcuni dei personaggi che posseggono un punto di vista esclusivo all'interno del romanzo che sto lentamente (ma mooolto lentamente) scrivendo. Si tratta di un low-fantasy arricchito da pennellate profondamente horror, ma conoscendomi sarà molto difficile categorizzarlo entro un genere definito.
 
Eleres
 
Ravenhair, di Tracyjb
 
Estratto:

Il Cavaliere senza macchia né paura. Era un concetto che lo affascinava parecchio da fanciullo, e forse anche ora. Ma in quel momento non aveva in mente la purezza di quell’insegnamento e gli ideali di suo padre. Il suo unico pensiero era rabbia per l’orgoglio ferito, e poi voleva assolutamente recuperare il simbolo di quell’orgoglio. Si sarebbe preoccupato in seguito se, uccidendo quell’uomo, sarebbe passato anche lui dalla parte dei cattivi. Non si era mai sentito un codardo, né lo sarebbe stato in quel frangente.

Eleres è un ragazzo sulle cui spalle cade la pesante croce della responsabilità. Non la vorrebbe, e malgrado tutto è costretto ad accettarla, seguendo il destino che il padre ha deciso per lui. Ciò che segretamente desidera è disfarsene, slegarsi dalla sua predestinazione come si trattasse di una soffocante catena. Forse lo farà, ma non è detto che ciò  si rivelerà un bene.
Spesso è molto meglio sognare, che svegliarsi.

È un personaggio abbastanza passivo: una foglia lasciata in balia del vento impetuoso degli eventi. Libero, forse, ma pur sempre un piccolo mortale capace solo di seguirne il flusso.

 

Lisca di Pesce

Estratto:

I suoi sogni erano irrealizzabili, lo sapeva. Era una certezza con cui doveva fare conti fin dal primo giorno in cui aprì gli occhi. Ma i sogni erano pur sempre sogni, e come tali essi avrebbero potuto essere i più grandi e magnifici che un uomo avesse l'ardire di inventare. Non c’erano tasse da pagare per poter sognare. E soprattutto, non c’erano limiti ai propri desideri. Nessuno ti costringeva scegliere, si poteva arraffare senza render conto ad alcuno qualunque cosa l’immaginazione permettesse.

Lisca di Pesce è un fortunato caso di self made character, ovvero un personaggio che è nato dal nulla, fuoriuscendo di prepotenza tra una frase e l'altra durante la fase di stesura dei primi capitoli del romanzo.
Lisca di Pesce, in arte Lisca, è lo sfortunato incrocio tra una creatura magica e una donna umana, poco altro si conosce del suo passato. Di certo posso dire che Lisca abbia un carattere a dir poco ardente, che compensa in qualche modo la sua bassa statura da gnomo. Appartiene infatti a quel particolare genere di personaggi che io definisco fazione dei grigi: né buoni né cattivi, questi individui semplicemente approfittano delle occasioni che vanno a crearsi per mezzo di altri al fine di poter trarre il massimo vantaggio personale.
Non posso negare che mi diverta un sacco a scrivere con il punto di visto di un tipo singolare come Lisca. Possiamo definirlo la parte più sottilmente egoista di me. Ma anche la più ironica (non che le due cose siano in qualche modo connesse).

 

Ci sono scrittori che non conoscono l'ironia, o non sono in grado di creare personaggi ironici senza rischiare di ridurli in macchiette banali. Credo che se in certi libri non ci fosse stato l'individuo che, anche davanti alla prospettiva di una situazione pericolosa, fosse stato capace di vederne anche l'aspetto più ambiguo e che fosse in grado di rimarcarlo con il suo pungente ironismo (in parole povere che vedesse il lato comico della situazione), certe storie non sarebbero state altrettanto speciali, o perlomeno ciò le priverebbe di quel retrogusto meno classico e senza dubbio interessante. All'interno della mia storia non potevo anche io resistere alla tentazione di inserire un personaggio del genere, nonostante i toni oscuri (e dalle tinte vagamente horror) in cui la vicenda lentamente digraderà.



Dailus
 
Estratto:

Malgrado però il suo vizio e le sue quarantasei primavere, si sentiva ancora in grado di combattere perché, anche se sapeva di non possedere più la velocità e la forza di un tempo, poteva ancora contare sulla sua lunga esperienza, qualità più determinante in uno scontro. Era grazie a questa che nessun ragazzetto, per quanto abile con le armi e in ardore di dar prova delle proprie capacità, non avrebbe mai potuto batterlo. O almeno questo era ciò che si ripeteva continuamente davanti al boccale.

Dailus, è il primo personaggio che affronta temi completamente estranei a quelli di altri personaggi, come quello della vecchiaia e tutti i problemi conseguenti al suo intercedere, il riscatto dell'esperienza sul vigore della giovinezza, l'oscuro e il non troppo scontato dilemma se tradire i propri ideali  in favore del proprio benessere oppure agire per il contrario, scegliendo così una vita difficile e segnata dalla miseria, ma con la certezza di essere riuscito a mantenere il proprio morale integro e puro (più o meno).
Già, perchè Dailus ha trascorso una vita di eccessi e di ebrezza, la cui svolta dovuta all'entrata di una donna che definire femme fatale è usare un eufemismo; insomma una vita costellata da violenza, alcol, morte e sesso.


 
Ma la il vero fulcro della storia di Dailus è quella del suo riscatto personale, il suo cercare qualcosa per cui valga la pena di lasciarsi alle spalle tutti gli errori del passato; una morte, forse più onorevole della vita che ha vissuto, in cui rendere gli oltraggi del tempo perduto per pochi secondi di gloria.
Ci riuscirà, o fallirà nell'impresa?

 Taraneh
 
L'attrice Seychelle Gabriel,
al cui volto mi sono ispirato per creare il personaggio di Taraneh
 
Estratto:
 
Taraneh strinse le braccia attorno al corpo. Non aveva più bisogno di capricci perché sua madre non avrebbe più potuto udirli. Aveva perso per sempre quella tanto agognata attenzione che le scongiurava di avere per lei ogni volta che si comportava male. «Allora verrò. Farò ciò che sarà possibile, se questo ti farà felice. Diventerò un’Alta Sacerdotessa, se questo è il mio destino, se l’ishintas di mia madre ha visto tale futuro per me, allora lo accetterò. Non ci sarà più gioia nel mio cuore, e se da quando ci siamo conosciute hai riconosciuto dei rari momenti in cui il sorriso sulla mia bocca era sbocciato, cerca di serbarlo nei tuoi ricordi come un dono prezioso. Quei momenti cesseranno di esistere, per me, Darya. D’ora in avanti farò tutto ciò che mi dirai, ma non chiedermi la felicità. Il mio cuore ne sarà arido e desolato.» 
 

 

Vetranius

 Estratto:
 
"La fortuna, i dadi, il destino. Tutto è già stato scritto…"

Non posso rivelare ancora molto di questo personaggio, avendo scritto al momento solamente due capitoli narrati attraverso il suo punto di vista. Posso però dire che si ritaglierà il suo spazio nella storia in seguito a quanto ho scritto nel romanzo fino ad ora. Per ora si tratta di un personaggio dalle buone potenzialità.
Dunque Vetranius, uomo di mondo, nato e cresciuto tra povertà e miseria in una decadente e lurida città marittima. Il padre marinaio gli ha trasmesso fin da bambino un vizio duro a morire, un indesiderato compagno che, dopo averlo conosciuto, Vetranius non sarà più  in grado di resistergli. Parlo del gioco d'azzardo.
 Il gioco, assieme al rischio della scommessa, la sensazione di stare costantemente ad un passo dal fallimento saranno il motivo principale di conflitto che muoverà il filone narrativo di questo strano personaggio. Il suo percorso sarà pericoloso quanto quello che sarebbe  se camminasse su un filo di un coltello (alternativa a questo: la morte) disseminato di ostacoli apparentemente impossibili da superare. Anzi, direi che una simile allegoria ben si adatterà al futuro di Vetranius, visto che sarà proprio il suo “vizio” a metterlo nei guai con la giustizia…

 
 

4 commenti:

  1. Be', non c'è che dire, professionale come al solito. E per quanto io ti dica di non condividere la tua spietatezza nei confronti dei tuoi personaggi, l'ammiro anche. Che vuoi farci.. io le bugie non le so dire ;)
    E' proprio questo che dovrei imparare. O avrei dovuto, ancora non so dove finirò e dove mi porterà la mia passione per la scrittura.
    Ma la tua credo, lo spero, ti porterà lontano. Da quel che ho potuto capire la miscela tra originalità, bravura, un gran bel stile e tanto zelo sono gli ingredienti perfetti di una ricetta esplosiva.
    E hai dannatamente ragione quando dici che i nostri scritti sono lo specchio di noi stessi, che arriva a toccare le più nascoste sfaccettature del nostro essere. E forse il primo libro, la prima cosa seria che si comincia a scrivere, è anche la più sincera, quella che ci viene dal cuore, quella che ci mette a nudo.
    Devo ringraziarti un'altra volta per avermi fatto capire alcune cose ^^

    Ora la smetto di tediarti oltre, forse è meglio ;)
    Ancora tanti complimenti e.. per favore, non arrenderti mai. Farlo non è così facile come sembra e so che non sarai arrendevole, almeno tu.

    A presto,

    Yvaine

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  2. Ma quanti complimenti! Ti ringrazio tantissimo, ma non so se meritarli davvero. Questo commento però mi ha proprio rallegrato la giornata!
    Tranquilla so come la pensi riguardo al trattare male i propri personaggi, ma per me il realismo viene prima di ogni altra cosa, ovviamente insieme alla trama. Carisma e simpatia sono dinamiche utili al rapporto empatico che vorrei si instaurasse con lettori (se mai ne avrò...), ma che a me, come narratore, devono essere il più possibile ininfluenti. O meglio, so che non potrò mai essere completamente asettico riguardo a questo aspetto (come Martin, che per quanto spietato, di certi personaggi non ne può fare a meno), ma cerco sempre di essere al di sopra delle parti. Almeno lo sforzo c’è. Posso solo dire che non ho ancora cominciato a tirare i dadi, ma non si sa mai…
    Riguardo a Eleres, è vero, mi sono immedesimato in lui, ma non in maniera così ossessivamente eccessiva come potrebbe essere sembrato dal post. Credo però di essere stato sincero, abbracciando di lui sia pregi che difetti, e credo di essere riuscito a dargli una personalità propria che non combacia in tutto e per tutto con la mia (sarebbe stata una vicenda molto più noiosa, altrimenti ). Ho avuto anche la buona idea di creare altri personaggi, perciò posso confessare di non essere troppo vincolato a lui. O forse sì? Chi lo sa…

    Dal mio punto di vista tu non devi imparare proprio niente da me: ognuno esprime sua poetica, e la tua è delicata e fine quanto la mia è rozza e istintiva. Penso che sia bellissimo che ciò che scriviamo sia vagliato attraverso i nostri occhi, è una caratteristica (vorrei dire quasi innata) che dobbiamo tenerci stretta stretta per non rischiare di perdere ciò che siamo lungo il cammino. E in barba a tutti quei critici che giudicano uno scrittore attraverso le idee dei suoi personaggi. Freghiamocene, perché è ovvio che nei nostri scritti mettiamo sempre del nostro, ma si tratta sempre e comunque di un filtro alla realtà che passa anche attraverso l’immaginazione.
    Perciò non perdere la strada, Yvaine. Traccia la tua scrittura con la penna delle tue idee e non perdere mai la bussola. Sarà questa, alla fine, la chiave per raggiungere le tue mete.

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  3. Lo confesso, ho quasi paura a rispondere al tuo commento.. temo di rovinare l'atmosfera delle tue parole.
    E che io sia maledetta in eterno se non ti dò ragione. Ma, vedi, io la mia strada l'ho già persa e francamente non so se la ritroverò; forse accadrà, ma quel che è certo è che non accadrà ora e la cosa più brutta è che io in questo momento avrei bisogno che le cose si aggiustassero. E quando accadrà, in un certo senso sarà tardi.

    Tu mi hai ricordato che ogni singola parola che scriviamo rispecchia qualcosa di noi. E questo mi è utile per capire alcune cose di me, quelle che vanno corrette. ^^
    Perciò non dire che ti ho fatto dei complimenti immeritati, che ti ho attribuito meriti che non hai, perchè non è così. So quel che dico ed è merito della tua bravura se qualcuno ti fa i complimenti. Come ho già detto sono sincera e non direi mai una cosa per un'altra ;)

    Ecco, come non detto ho rovinato tutto xD
    Meglio tornare al mio antro oscuro!

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    1. Ma cosa vuol dire la strada persa, avrai fatto semplicemente una deviazione da qualche altra parte! E non è detto che la via che hai intrapreso ora sia quella sbagliata. Ci sono persone molto più grandi di te che hanno scoperto di avere una grande passione qualcosa che non credevano di possedere (o che prima non conoscevano) solamente quand’erano in veneranda età. Tu magari la devi ancora scoprire la tua strada, o l’hai già scoperta solo che non te ne sei resa conto. Chissà… quello che conta ora è che tu non ti dispera per delle sciocchezze, e che tu non faccia mai delle scelte in base a quello che gli altri pensano di te. Ragiona con la tua testa e con il tuo cuore… ma soprattutto comincia a prendere a calci nel sedere quegli insolenti!

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