giovedì 2 agosto 2012

Recensione: Mangiatori di morte

Titolo italiano: Mangiatori di Morte
Titolo originale: Eaters of the Dead: The Manuscript of Ibn Fadlan Relating His Experiences with the Northmen in A.D. 922
Autore: Michael Crichton
Anno:  1976
Genere: falso storico


«Non dir bene del giorno finché non è venuta sera; di una donna finché non è stata bruciata; di una spada finché non è stata provata; di una ragazza finché non si è sposata: del ghiaccio finché non è stato attraversato; della birra finché non è stata bevuta.» (proverbio vichingo)

Ecco la mia prima recensione su di un’opera letteraria, perciò siate comprensivi se ho scelto un libretto con un esiguo numero di pagine come questo. Premetto che le mie saranno delle recensioni brevi: farò una specie di analisi su quello che mi è piaciuto e non mi è piaciuto e alla fine darò un giudizio personale.
Letto in poco più di un giorno, il romanzo o meglio una ricostruzione quasi romanzata del manoscritto di Ibn Fadlan, si presenta nella sua versione italiana (quella che ho io, perlomeno)con una copertina poco attraente e il nome dello scrittore espresso in grandi caratteri (giustamente è famoso e una operazione del genere è normalissima). Il soggetto, quello che vogliono farci passare per un simbolo evocativo che dovrebbe ricondurre all’atmosfera mitologica norrena o chessò io, è piccolo ed insignificante e non rievoca nulla. Come lo chiamo io, uno sgorbio messo lì tanto per. Il pantheon simbolico norreno è molto più affascinante.

La storia è quella che Crichton vuole farci passare per la ricostruzione del manoscritto, o meglio dei manoscritti che ricostruiscono le esperienze del viaggio di un musulmano del X secolo nelle terre scandinave e le sue esperienze con alcuni popoli nordici di quel periodo. L’idea è interessante anche se non particolarmente geniale sotto il profilo dello stile, ed è chiaro il fatto che l’autore insista fino alla fine con la farsa quando risulta perfino palese il suo intento (fino alla bibliografia alla fine del libro, dove cita pure il Necronomicon di Lovercraft!) che la sua sia una mera documentazione, con tanto di citazioni a piè di pagina dove mette in dubbio l’attendibilità alcune frasi riportate nel testo.

Il Necronomicon.
Per una lettura spensierata e tranquilla prima della buonanotte.



Il manoscritto di Ibn Fadlan esiste veramente, ma è solo un resoconto di quest’ultimo e delle sue esperienze con il popolo nordico della Rus, e comprende solo tre capitoli.

Il dignitario di Bagdad, chiamata anche all’epoca Città della Pace, parte per una missione diplomatica per il suo califfo nelle lontane lande della Bulgaria. Durante il viaggio l’uomo viene catturato da una tribù nordica e costretto a fare parte di una missione pericolosa in qualità di “tredicesimo guerriero”. Infatti, nella tradizione vichinga il numero tredici è di buon auspicio,ma per possedere tali peculiarità profetiche il membro in questione deve essere necessariamente uno straniero in terra nordica.

Lo scopo della missione non è molto chiaro, all’inizio: nella bruma si nasconde un popolo di mostri, che attacca i villaggi e massacra la popolazione quando questa si abbassa. Le loro fattezze sono ignote, dato che questi si portano via i cadaveri dei compagni caduti durante le scorribande a costo di perire loro stessi. Ovviamente i nostri eroi dovranno fermare questi nemici misteriosi una volta per tutte e salvare il loro clan.


-E' giunto il tempo di banchettare nel Valhalla
-Io non posso, questo mese c'è il ramadan.

Mi è piaciuto per:
-il punto di vista di Ibn, che spiega con gli occhi di un arabo del suo tempo la cultura norrena, e la mette in relazione con la sua. Belli sono gli scambi di battute tra lui e i dodici guerrieri, soprattutto quando il tema della discussione è quello divino o religioso. Ognuno ha un’opinione sostanzialmente diversa e discordante l’una dall’altra. Ibn è musulmano, i norreni sono ancora sotto l’influsso della cultura pagana, e quindi politeisti convinti. Alla fine della storia nessuno riuscirà a far cambiare credenza all’altro, però la controversia si rivelerà motivo di crescita per entrambe le parti.
-il mito del Beowulf reinterpretato e adattato alla storia come eroe postmoderno. Mancano Grendel e la mammina affettuosa, ma in compenso ci sono avversari più verosimili alla realtà storica o quasi (adattati però per l’occasione a motivo di presunte controversie storiche), le cui “macabre” abitudini consistono nel cibarsi delle cervella –e non solo- dei propri nemici come dei veri e propri mostri.
-Non è una lettura storica impegnativa come potrebbe sembrare. I dettagli sono interessanti e quasi mai noiosi. Le nozioni antropologiche sul popolo vichingo sono curiose e non banali.

 Non mi è piaciuto per:
-Finale aperto. Sarebbe una nota positiva, se solo l’autore ne avesse dato un seguito!
-lo stile pesantemente raccontato. Lo so, l’effetto è voluto per aumentare l’impressione della storia tratta dal manoscritto, ma non mi ha coinvolto perché non c’è pathos. Se avesse avuto solo alcune parti riferite al manoscritto all’inizio di ogni capitolo la lettura sarebbe stata molto più trascinante.
-il clou dell’azione si risolve in poche e sbrigative pagine. Le battaglie sono poco cruente. Mancanza in parole povere di buona e sana epicness.
Peccato non esistano opere romanzate sui vichinghi migliori di questa, che io sappia. Se Crichton l’avesse reso più lungo, con una prosa più descrittiva, di conseguenza meno asettica, più show e mooolto meno tell, avrebbe anche potuto essere un capolavoro degno di nota.
Del libro è stato tratto anche un film, “il tredicesimo guerriero”. Un film che ho visto due volte ma non ricordo molto bene. Di certo si ispira poco al libro, perché le tradizioni vichinghe mostrate dal film sono state tutte deturpate dalla sceneggiatura molto politically correct e poco “Fuck Hell !! I will go to Valhalla” come avrebbe dovuto essere stata (anche se alcune battute sono e rimangono epiche a prescindere).

«Ci sono cose che un uomo può soggiogare, nessuna spada può uccidere, nessun fuoco bruciare, e queste cose sono le foreste.»
«Come fai a saperlo?» dissi.
Allora rise e disse: Voi arabi volete che ci siano sempre delle ragioni per ogni cosa. Il vostro cuore è come un gran sacco che scoppia di ragioni.»
Io dissi: «A voi non interessano le ragioni?»
«Non servono a niente. Noi diciamo: Un uomo dovrebbe essere moderatamente saggio, ma non troppo, perché altrimenti conoscerebbe in anticipo il proprio destino. L’uomo la cui mente è più libera da preoccupazioni non conosce in anticipo il proprio destino.»

"Ecco là io vedo mio padre, ecco là io vedo mia madre e le mie sorelle e i miei fratelli, ecco là io vedo tutti i miei parenti defunti, dal principio alla fine. Ecco, ora chiamano me, mi invitano a prendere posto in mezzo a loro nella sala del Valhalla, dove l'impavido può vivere per sempre".

Giudizio: 3/5
A presto!

1 commento:

  1. "Il Necronomicon.
    Per una lettura spensierata e tranquilla prima della buonanotte." <- la frase che mi ha convinta ad unirmi ai tuoi lettori.

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