domenica 16 settembre 2012

Antropologia nell’arte ed ermenautica: un breve riassunto

Tratto questo argomento con il solo scopo di poterne discernere qualche spunto per la mia saga di romanzi, Eternità Infranta.
Data la complessità dell'argomento, che non intendo spiegare in modo troppo chiaro, trattandosi di concetti filosofici, mi esprimerò con dei termini molto semplici (sotto alcuni punti di vista triviali, per chi conosce approfonditamente la questione) cercando però di non distorcere il significato che ho inteso io quando ho dovuto relazionarmi a questa disciplina durante i miei studi universitari.
Inizio con un glossario delle parole che ho trovato più difficili.

ERMENEUTICA- metodologia dell'interpretazione. Si occupa di fornire delle regole per l'interpretazione delle manifestazioni del sacro, quali possono essere le scritture antiche e le opere d'arte. 
 ONTOLOGIA- filosofia che studia l’essere in quanto tale. Si parla soprattutto della relazione tra l’io e il mondo, che spesso vengono definiti corrispettivamente “soggetto” e “oggetto”
 ESISTENZIALISMO- indirizzo di un pensiero filosofico che discute sulla condizione dell’uomo nel mondo. L’uomo viene in questo considerato un singolo, nella sua accezione interiore e non comunitaria (l’IO). Si parla del senso dell’esistenza dell’uomo.
ARTE e SACRO sono termini non definibili perché altrimenti desacralizzati.
NICHILISMO- nientificazione di tutti i valori dell'uomo.
Il valore più assoluto è la LIBERTA’ della PERSONA.

TAUTOLOGIA- discorso filosofico rindondante. Significa ripetere spesso gli stessi concetti logici.

Il concetto di LIBERTA’
Sintesi ermeneutica de “ONTOLOGIA DELLA LIBERTA’” di Luigi Pareyson

I) Per Pareyson l’uomo non può che considerare il suo “essere” nel mondo un’idea inogettivabile, perciò ovviamente soggettiva, cioè penetrabile solo dal singolo. La verità è dunque una per ogni individuo, ma personale. Essa è radicata nel suo essere, si dice che è in “rapporto” con esso.
Da questa idea, per Pareyson la filosofia, cioè lo studio dell’essere, non può che essere un pensiero ermeneutico, soggettivo. Attraverso il pensiero, tutti noi ci facciamo “interpreti” della realtà, tutto ha un significato personale. Niente può esserci imposto, ma tutto si basa sul concetto che non esiste alcun fondamento “assoluto”. Perciò ecco il concetto di libertà. Libertà è quando abbiamo la possibilità di interpretare la realtà attraverso di noi, e non attraverso delle regole che ci sono state imposte dalla società, dalla comunità, o più semplicemente, dagli “altri”.
II) La filosofia dunque non può dare risposte a meno che queste non si relazionino al singolo caso. La verità dell’essere è inoggettivabile, sempre. Il pensiero è il nostro organo di penetrazione, ed è sempre interpretativo, quando interpretazione (termine che potrebbe essere considerato per certi aspetti “limitativo”) è da considerarsi una vera e propria prospettiva personale, del singolo.
 Il pensiero umano ha comunque dei limiti, ci dice Pareyson, perché esso non è mai del tutto compiuto e perfettamente completo. Perché il pensiero, come noi del resto, si evolve continuamente; esso non è mai statico, bensì in costante movimento. Inoltre, la verità deve essere penetrata attraverso dei criteri che direzionino la ragione della persona che indaga.
Il discorso filosofico non parla più dell’Essere, ma del rapporto tra uomo e essere. La filosofia si allontana dalla razionalizzazione e dal canonicismo e si orienta verso un discorso sull'esistenza (ma interpretativo).
Ma qual è l’ambiente in cui la verità si manifesta all’essere in maniera più marcata? Ovviamente è il luogo del mito. Mito inteso come sfera di più discipline, quali sono la religione (in primis), l’arte e la poesia. Solo attraverso questa definizione di “mito” l’uomo può trarre i diversi significati dell’esistenza.
La filosofia non è in grado di approfondire l’idea della libertà dell’uomo perché non sa fornire la risposta al quesito sul rapporto tra libertà e necessità.
La NECESSITA’, secondo il filosofo russo Berdjaev (Il Senso della Creazione) è la libertà dell’inimicizia e della divisione, la libertà del caos e dell’anarchia. La LIBERTA’ AUTENTICA invece è espressione di uno stato cosmico (in contrapposizione a quello caotico) dell’universo, della sua armonia gerarchica e dell’unità interiore di tutte le sue parti. Dio ci ha creati permettendoci di poter combattere la libertà della necessità: è questa la nostra grande libertà. La libertà matura (sempre secondo Berdjaev) è la libertà che sa darsi un contenuto, presuppone la crescita e lo sviluppo dell’uomo interiore, la sua unione organica con gli altri uomini e con il cosmo. Essa ha un contenuto cosmico, è tutta tesa alla realizzazione degli scopi dell’universo, e in questo senso si oppone ad ogni forma di arbitrio. E l’unica libertà veramente creativa è appunto quella che chiarisce quale sia il posto dell’uomo nell’organismo cosmico.
 III) LIBERTA’ – ovvero l’argomento principale del testo.
La libertà nasce da sé stessa.
Come detto precedentemente, le azioni dell’uomo non possono essere rinchiuse in alcun fondamento poiché non esiste realtà che non sia soggettiva.  L’essere perciò non è fondamento, né legge o vincolo ma LIBERTA’. L’uomo non è più una realtà compatta, univoca ma libera e complessa, analizzabile solo caso per caso.
La libertà però implica sé stessa. Cosa significa? Che non può essere negata a nessuno. Quando neghiamo la libertà agli altri, stiamo racchiudendo la verità, la realtà a una sfera personale, stiamo imponendo la nostra visione al prossimo. Questo atto si chiama “esercizio di tracotanza”. È negare la verità al singolo, è applicare nuovamente dei paletti mentali che, com’è ovvio che sia, sono deleteri per la pacifica convivenza degli uomini.
 IV) Pareyson individua nella Genesi alcuni momenti chiave dell’imporsi condizione umana sul mondo e del significato della sua esistenza:
La libertà si afferma come elemento primario, come inizio di tutto. È avvento di Dio, la libertà è Dio. È il principio originario dell’esistenza del cosmo. Essa è principio senza fondamento. Gli atti di Dio sono arbitrali perché si fondano sul principio di auto imposizione.  Auto imponendosi come sé stesso, Dio compie il primo atto di libertà senza fondamenti. Egli è libero di Essere, così come lo sono tutte le sue creature.
Auto imponendosi, però Dio pratica la non scelta. Cioè, esclude, o per meglio dire preclude la sua scelta di non-esistere. Questo perché compiere una scelta esclude inevitabilmente tutte le altre possibilità. Quante volte riflettiamo a mente fredda su un nostro comportamento e sulle conseguenze che sarebbero avvenute se noi avessimo agito diversamente? Questa, per Pareyson, è l’esclusione dell’alternativa in seguito non solo all’auto affermazione, ma a tutte le scelte che noi compiremo nell’arco della nostra esistenza.
La divisione tra Bene e Male è chiamata ESCATOLOGIA.
Dio stesso, con la sua LIBERTA’ DIVINA di Essere, già rifiuta la possibilità del Non Essere, cioè di rinunciare alla Creazione del Tutto. Dunque Dio rifiuta il Male originario, perché rifiuta l’atto del nulla, dell’Abisso. Nella sua scelta di Essere, Dio cancella il Male, lo vince. Il Male e il Nulla esisteranno solamente come possibilità, ma non più come fondamenti inesorabili.
Ma se il Male può essere una possibilità comunque, questo significa che l’uomo può ridestarlo, trasformando la possibilità del Male in realtà (in questo modo negando la libertà dell’auto affermazione degli Esseri Viventi).
Quindi per Pareyson Dio non è creatore del Male, è un’entità del Bene assoluto. Malgrado ciò egli è autore del male per il semplice motivo di  aver dato la possibilità all’uomo di attuarlo. Senza la possibilità del male, Dio avrebbe negato la libertà dell’uomo, circoscrivendo la sua libertà a dei fondamenti. Per Dio, è meglio che esista la libertà del Male (vinto, ma non annientato) che l’imposizione del Bene. Dunque Dio è origine del male, ma solo l’uomo ne è fautore.
La storia dell’uomo è un continuo duello tra le forze contrapposte del Bene e del Male, originate dalle sue scelte. Sono forze sempre in tensione, sebbene una prevalga sempre sull’altra poiché Scelta Originaria di Dio (l’auto affermazione).



Dal male dell’umanità nasce la Sofferenza.
La sofferenza è la punizione, o meglio la conseguenza, della libertà di cui l’uomo è stato dotato. Ma nella sofferenza esiste uno spiraglio di Bene che è l’espiazione. Il valore della sofferenza è dato dalla espiazione del Cristo, ovvero il simbolo della partecipazione divina alla sofferenza dell’uomo. La solidarietà è infatti la forza che permette la redenzione dell’umanità dalla sofferenza. Dunque la sofferenza di Cristo è condivisione di Dio per le pene dell’uomo, è il suo messaggio per dirgli che egli “non è solo” davanti alla tracotanza. Questo significa che la scelta umana del Male può essere vinta, ma solo grazie a un contributo divino.
Il “pensiero tragico” di Pareyson è proprio questo: l’uomo afferma la tragicità della sua esistenza attraverso l’esercizio del male. La realtà del Male si afferma con l’affermarsi dell’uomo. Dunque l’uomo non può fare altro che accettarlo, traendo la forza nella sofferenza, che lo avvicina a Dio e gli permette di vincere la presenza del Male attraverso l’espiazione.
La libertà umana e divina non ha limiti. La libertà umana presuppone quella divina. Non è vincolata alle necessità (fondamento). La vera libertà, la libertà pura è inconciliabile con la necessità, perché la necessità spinge al Male degli uomini, all’egoismo.
Dio non può scontrarsi con le scelte dell’uomo, non può interferire, altrimenti negherebbe la scelta degli uomini si autoregolamentarsi. Da qui capiamo che Dio si impone un limite, quello di non poter scegliere il Male. L’uomo invece non ha questo limite, e lo sceglie. La sofferenza porta l’uomo alla positività. La Sofferenza è destino dell’uomo, è la pena all’espiazione per aver scelto il Male. Il dolore vince il peccato. La religione cristiana, al contrario delle altre religioni, punta a dare un significato alla sofferenza, dice che essa è destino dell’uomo. Per questo motivo, la Sofferenza porta al segreto dell’essere.
Del dolore ne parla tantissimo quello che Pareyson considera il più grande filosofo russo, Dostoevskij. Il noto romanziere parla spesso, in ambito esistenzialista, del pensiero tragico della sofferenza. Lo notiamo quando descrive di uomini portati al Male, inclini alla tracotanza, che ne suoi romanzi sono spesso coloro che tirano le redini del destino mondo. C ‘è una sorta di fatalismo nell’uomo Dostoevskij che porta inizialmente a pensare al dramma umano come qualcosa di portato alla decadenza totale, alla tragicità esasperata (l’Abisso assoluto). Ma come in Pareyson, esiste la speranza anche nei suoi romanzi. Speranza narrata attraverso il dolore, all’espiazione dei personaggio, come in “delitto e castigo”, in cui il protagonista commette un omicidio e ne conviverà  con il dolore del rimorso per tutto il resto della sua esistenza. L’uomo Dostoevskij scandaglia nei recessi dell’anima, e lo fa da un punto di vista filosofico, profondo; i suoi “eroi” sono in verità idee personificate, idee radicalizzate e alle volte molto contrastanti le une con le altre.  Ecco da dove è partita l’idea della LIBERTA’ TRAGICA di Pareyson, del DOLORE (la BELLEZZA= la grande cura è l’Arte) come ESPIAZIONE (via che conduce alla redenzione del peccato) per il Male dell’uomo.
V) In questo capitolo Pareyson afferma di essere partito dal mito biblico per formulare il suo pensiero, ma di non essersi limitato ad esso. Egli infatti tenta di formulare dei significati validi universalmente, sia per credenti che non. Non si tratta di avere fede o no per poter comprendere i suoi concetti sull’esistenza umana in quanto tale, al dì là delle scelte spirituali della persona che tenterà di comprenderli. Più che religione, egli infatti si rifà al mito della storia dell’uomo, che nelle sue discrepanze e nelle sue interpretazioni riesce comunque a contenere un filo di logicità in tutto il suo percorso esistenziale. Solo la rivelazione in chiave mitologica dischiude l’essenza di Dio.

Un riassunto di TEORIA DELLA FORMATIVITA’


La teoria di Pareyson è molto semplice. Egli sostiene che l’artista debba inventare il modo di fare l’opera d’arte solamente nel momento stesso in cui la sta facendo. Solo in questo modo egli riuscirà ad avere una comunicazione con il Divino e potrà essere un DEMIURGO. FARE è esprimere, l’Opera è la perfetta sintesi tra intuizione e ragione.
Lo stile unico con cui è fatta un’Opera d’Arte si sa riconoscere tra migliaia di altri. Come poter fare ciò?
Tutta la vita dell’artista deve essere posta sotto il segno della formatività: pensieri, riflessioni, azioni, costumi ecc…
La formatività, il “fare” l’Opera, richiede pensiero e moralità. Lo Stile è determinato dal tipo di spiritualità dell’artista, ma si nutre anche della storia della sua civiltà, del suo tempo, che si riflette nell’irripetibilità dell’Opera.
Il “modo di fare” lo si può trovare solo “facendo” l’Opera. Solo “facendo”, cioè formando l’Opera si può giungere a scoprire il “modo di fare”. L’Opera formata non è tale in quanto frutto di una serie di regole, bensì quando è riuscita, ovvero quando è riuscita a darsi una propria “regola” anziché seguirne una già prefissata. Fare l’opera significa quindi “fare” e “saper fare” insieme = fare inventando insieme il modo di fare.
La MATERIA
La scelta della materia con cui si farà l’Opera è libera. Questa scelta sarà però direzionata dall’intenzione formativa dell’artista, il quale adatterà la materia secondo le proprie intenzioni personali. L’artista saprà adattare la materia all’Opera trasformandone le resistenze in stimoli e suggerimenti. Lo stile con cui si modella l’opera s’inventa solo facendo l’opera, cioè personalizzando il modo di formare lo stile. La materia simboleggia la Fisicità, il modo di formare invece è la Spiritualità, e sono due forze indivisibili.

Il Pensiero di Schelling (con accenni all’opera “La filosofia dell’Arte”).
Un ritratto di Friedrich Schelling
 Schelling e Fichte hanno fondato l’idealismo estetico. Il pensiero di Shelling è motivato dalla sua ammirazione della natura. Per Shelling Dio è inteso come Natura, è cioè una divinità panteistica. Il Dio come Natura è un Dio personale e si rapporta alla persona come Singola Entità.
Prima di parlare del suo pensiero, devo dare definizione di che cos’è l’Assoluto, perché sarà un termine che comparirà spesso. Non è così intuitiva questa spiegazione perché l’accezione da vocabolario potrebbe trarre in inganno. In realtà c’è una spiegazione filosofica del vocabolo “assoluto” che spazia oltre al significato di “divinità”.
Sappiamo che non c’è una realtà universale. In realtà non è proprio così. Tutto è soggettivo, come ho detto precedentemente. Noi vediamo la realtà in base alle nostre esperienze personali, ai nostri stile di vita, al luogo dove viviamo, alle persone che ci circondano e che conosciamo, eccetera. Ma esiste una realtà comune? Possiamo intuire (attraverso le forme artistiche) che sono degli aspetti oggettivi nell’esistenza. A meno che non siamo dei pazzi, ci sono elementi su cui possiamo concordare all’unanimità, elementi che vanno oltre alla nostra mente. Questi concetti sono assoluti, così come è Assoluta la realtà che ne è la sostanza. Ecco il concetto di Assoluto, ovvero la realtà oltre la realtà personale, da non confondersi con una realtà formulata attraverso una concertazione comune, ma come una realtà sconosciuta e trascendentale ma accettabile da tutti come VERITA’. Si tratta di una realtà autonoma, non relativa, appunto assoluta.
L’Assoluto, secondo Schelling, non può essere colto con la ragione, ma può essere solo intuito esteticamente, ovvero attraverso l’arte.
NATURA
Natura e spirito sono per Schelling facente parte di un principio assoluto. Natura (che per Schelling è divinità dualistica) e mondo spirituale sono sostanza e mente del Dio schellinghiano. La natura è un insieme di forze infinite, e si comporta nei confronti dell’uomo con indifferenza. Ciò significa che nella natura lottano due forza contrapposte, cioè Bene e Male. I suoi fini possono quindi andare verso due direzioni: POSITIVITA’ o NEGATIVITA’.
La Natura negativa o non produttiva si oppone all’esistenza, è il Male.
SPIRITO
È per Schelling la coscienza della Natura. Esistono due comportamenti che può avere lo spirito:  lo spirito teoretico cerca di conoscere la Natura, si adegua ad essa, lo spirito pratico impone alla Natura di adeguarsi e di uniformarla a sé.


ARTE
Per Schelling l’arte è l’unico strumento che abbiamo per cogliere l’assoluto. Il Genio è colui che sa cogliere l’Assoluto perché attua in sé l’unione tra Natura e Spirito, ovvero coglie Dio. L’artista, di conseguenza, è l’unico vero filosofo che possa definirsi tale.
(Schelling in queste tesi intende ancora Dio come l’Assoluto, ma nella sua vita non sarà sempre di quest’idea)
IL GENIO= secondo Kant è il talento che dà la regola all’arte, esso proviene dallo spirito dell’uomo. La regola non è mai determinata prima della formazione dell’opera, essa proviene dal TALENTO dell’artista. Le categorie del Genio sono: Originalità e Esemplarità.
Nell’atto creativo, l’artista (il GENIO) il suo inconscio agisce sul suo conscio (il piano materiale, dell’universo, si fonde in quell’attimo con il piano spirituale) e per questo attraverso l’estetica l’artista di fa Dio e ne dischiude l’intuizione divina. Natura e Spirito si offrono in egual misura e nasce l’OPERA D’ARTE. Si tratta di uno scontro di forze che genera la comprensione per l’Assoluto.
La Natura è fisicità, lo spirito appartiene alla sfera dell’astratto, dell’invisibile.
L’uomo ha una dimensione estetica che si attua nel momento della formazione dell’opera, nell’atto creativo. Egli coglie gli aspetti rivelatori del processo estetico/artistico. L’artista si fa DEMIURGO, una sorta di semidio al servizio della creazione (che crea dal Nulla).



Non c’è esistenza senza creatività. L’uomo, in cui è presente una natura divina, è Creatore nel momento in cui svolge l’opera, ma solo se esiste un’armonia tra il suo essere uomo e la natura.  Dio si cela dentro ogni uomo, ma solo il Genio sa farlo apparire attraverso l’intuizione dell’opera d’arte. L’atto creatore è DIALOGO con la divinità. L’artista intuisce l’opera perché in lui abita il divino.  Dio, per autoaffermarsi nel mondo, ha bisogno dell’uomo e della sua arte. Allo stesso modo, l’uomo ha bisogno di Dio per intuire l’Assoluto.
La conoscenza del SUBLIME, prerogativa del Genio, porta con sé la rivelazione del BELLO, inteso come massimo grado dell’esperienza estetica. Bello perciò come la Natura stessa, che appare bella solo se è accompagnata dalla presenza dell’uomo.
L’anima bella è il requisito necessario che deve possedere l’artista per intrattenere il suo dialogo con il divino. Si tratta dell’armonia dello spirito con il cosmo. Prima della forma, la prima opera d’arte deve essere infatti la persona= l’estetica nasce prima di tutto dentro al nostro essere. La persona, quando si realizza come IO (la fusione ideale tra pensiero e corpo), diventa opera. Quando si parla di persona come opera, si intende tutta la sua esistenza. La bellezza va ricercata in ogni istante della sua vita, anche all’infuori dell’ambito artistico. Se così non è, l’artista non saprà imprimere l’opera della sua Spiritualità.
La corrente culturale del PERSONALISMO mette al centro la Persona, intesa come entità che può assurgere alla creatività e alla fantasia. Si contrappone all’INDIVIDUALISMO, che invece parla di individuo come di un’entità non divisibile dalla totalità del genere umano.
L’esperienza artistica, per i motivi sopraelencati, è anche un’esperienza religiosa e sacra.
Ma cos’è un’OPERA?
Un’Opera è il risultato di un processo che dal principio si attua nell’IO dell’Artista. L’opera è un organismo che ha vita propria nel momento in cui l’artista la dichiara “completa”, ed è irripetibile. L’Opera porta con sé dei valori unici, e deve avere una FORMA.
L’opera è il simbolo più alto dell’attività creatrice, è sacra. Quando a quest’opera si dà un prezzo, si desacralizza e non è più Opera d’Arte.
LA LIBERTA’
In Dio lottano le due nature contrapposte, principio oscuro e irrazionale (che si può manifestare, ad esempio, attraverso le calamità naturali), e principio positivo e razionale. Nell’uomo e nel mondo esiste lo stesso conflitto, perché c’è già in Dio che li ha creati. L’uomo è in grado di creare e distruggere, esattamente come la Natura.
La libertà è un atto artistico, perché scaturisce dal nulla e trascende l’essere.