sabato 19 gennaio 2013

Dal vangelo secondo Lucca e il racconto La Culla

Innanzitutto devo chiedervi scusa se torno solamente ora con un nuovo post, e aimè così povero di contenuti, dopo tanto tempo si silenzio. Il tempo libero, specie ora, non mi è amico, in primis per via dei numerosi progetti inerenti all'Accademia e ai vari corsi (tra l'altro sto frequentando un corso di illustrazione che mi sta appassionando sempre più), e poi perchè ho scelto di staccarmi per un periodo dal mondo new media per dedicarmi ad altre cose allo scopo di distrarmi un pò. Devo dire che questa scelta ha giovato (credo) molto alla mia creatività. Chiedo scusa agli amici del web per la mia poca presenza, ma come potete capire sono stato sommerso da un sacco di attività al di fuori della scrittura e del blog (anche se la fase di editing sta procedento benino). Oltre a questo, mi sto preparando a numerosi progetti futuri che temo mi divideranno ancora per un pò da Non di solo Fantasy..., in particolare un progetto legato al mondo dell'illustrazione per bambini, molto interessante e che potrebbe permettermi di realizzare alcune delle mie tante aspirazioni. Per chi fosse interessato a conoscere i dettagli e magari a discuterne può farlo scrivendo qui sotto o per mail, fa sempre piacere sentire i vostri pareri e i vostri consigli.
Ah, ho anche tolto un pò di post che non mi piacevano più, come quelli relativi ai personaggi del mio libro. Presto toglierò anche le recensioni, visto che non credo ne farò altre; quelle poche che ho scritto per il blog mi sembrano fuori posto rispetto a tutto il resto.

Nel tempo trascorso dal penultimo post ho fatto un sacco di cose, ma meno di quante ne avrei voluto fare, tra cui essere stato a Lucca (sabato 3 e la domenica 4 novembre) e aver scattato tante foto ai bellissimi cosplay che circolavano alla fiera. Vi propongo una carrellata di foto (non sono un gran chè, ma i tempi per scattare erano davvero risicati per via della fiumana di persone, e poi non avevo voglia di raddrizzarle tutte in postproduzione):

Non mi ricordo chi era l'artista, ma era proprio bravo

Varie di Game of Thrones:




 


Uno dei case più elaborati della gara modding 


Un Robb Stark che si concede un attimo di pausa dai campi di battaglia...

Robin Hood in calzamaglia! 


 Ovviamente un dovahkiin in scarpe da ginnastica
E' comunque una storia d'amore (mooolto) migliore di twilight

 Secondo me era veramente lui






Umbrella Corporation:




L'elfo mistico di Yu-gi-oh è geniale!














 Ma quel cavallo antropomorfo rappresenta un personaggio di qualcosa? Non l'ho ancora capito...

Per salutarci vi propongo un mio vecchio racconto ambientato nello stesso mondo del Tectomante e che scrissi per un concorso. Per vostra fortuna è molto corto e lo potete leggere in un minuto. Vi avviso solo che è un pò macabra come storiella.

La Culla

Le fauci di Culla si spalancarono. La nube della brace si riversò nella sala macchine, le mie narici furono invase da un odore intenso. Era l’odore del duro lavoro, del sacrifico. Impugnai la forca e smistai le noci di combustibile nero, il tocco delle cuspidi ne sprigionò l’alveo ardente. Se non avessi avuto la maschera protettiva, gli spruzzi di scintille mi avrebbero strinato il volto, rendendomi cieco per sempre.
Attesi che i manicaretti fossero cotti a sufficienza e privati di quella membrana protettiva corrotta dalle impurità del mondo esterno che gli uomini chiamano pelle. Subito dopo sarebbero stati pronti per essere abbandonati all’interno della seconda fauce di Culla, l’arteria che li avrebbe spediti direttamente nell’esofago.
Era il mio dovere farlo, lo scopo per il quale esistevo.
La città di New Shem giaceva come una gigantesca sella puntuta sul dorso del Behemoth. Alla città era consentito rimanere in piedi solo finché il cuore della bestia continuava a battere. La creatura vagava nella prateria infinita del Tiamat, la vegetazione contaminata dai fumi radioattivi, letali per qualsiasi uomo avesse avuto la pessima idea di scagliarsi giù dallo strapiombo ventrale (qualora non fosse morto per la caduta). Ma la bestia, per sopravvivere, affinché l’ultima città umana perdurasse nel tempo, aveva bisogno di sostentamento. La Culla asserviva a questo compito dirigendo il cibo direttamente negli effluvi liquido-gassosi del suo titanico stomaco. Ed io ero l’uomo a cui spettava l’onere di imboccarla.
Nessun’altro poteva farlo.
I gusti del Behemoth erano macabri: la creatura infernale pretendeva solo anime pure, bianche e immacolate come solo quelle dei fragili cuccioli di uomo potevano essere.
Tutti credevano che li strozzassi, prima che  gettassi i loro corpicini tra le pene fiammanti della fornace e nell’oblio della liquefazione delle sostanze gastrointestinali. Non ne ho mai sentito il bisogno.
I neonati piangevano sempre. Li lasciavo morire gettandoli assieme al carbone, abbandonandoli a una morte crudele ed inumana.
Ma era lo scopo di Culla, il mio scopo.